L’orologio rotto

Breve racconto ispirato a un famoso proverbio: «anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno».

Un gruppo di persone si trova in un salone, una mattina, per svolgere alcune attività. Dopo un po’ di tempo, i presenti iniziano a chiedersi l’ora.

Uno di loro, il sig. Tizio, prende la parola. Mostrando un favoloso orologio analogico di fine XIX secolo, esclama: «Sono le 10:14!».

Dall’altra parte della stanza, la sig.ra Sempronia si alza: «Quell’orologio è rotto! Segna la stessa ora da trent’anni! Sicuramente è sbagliata!».

Subito la gente inizia a bisbigliare: alcuni sembrano convinti della dichiarazione del sig. Tizio, altri si schierano con la sig.ra Sempronia. Dopo pochi minuti si formano due gruppi netti: i Tiziani, pro-10:14, e i Semproniani, anti-10:14.

Uno dei seguaci del sig. Tizio, un po’ più sveglio degli altri, si alza: «Voi Semproniani state cadendo in un ragionamento 𝘢𝘥 𝘩𝘰𝘮𝘪𝘯𝘦𝘮: ritenete che, dato che la fonte del sig. Tizio è poco affidabile, allora sia necessariamente sbagliata. Confondete, cioè, ciò che dice l’orologio con il fatto che l’ora esatta sia effettivamente quella! E il fatto che la vostra argomentazione sia fallace dimostra che abbiamo ragione noi!».

Dalle fila opposte arriva la risposta: «Siete voi quelli che cadono in una fallacia logica! Siete così convinti che siano le 10:14 che vi basta un orologio rotto come fonte! Un classico caso di bias della conferma! Non avete argomenti, quindi vi aggrappate a qualsiasi cosa pur di darci contro! Questa è la dimostrazione matematica che abbiamo ragione noi!».

Tra le fila dei Semproniani, una ragazza confida alla sua vicina: «Sai, all’inizio non ne ero certa. Poi però sono andata a controllare: l’orologio è davvero rotto».

Non l’avesse mai detto. La vicina, iraconda, esclama: «Come hai osato? È chiaro che la nostra è la posizione corretta! Nessuno può metterla in dubbio!», e si allontana, non sopportando la sua vicinanza.

Dalla parte dei Tiziani si leva un’altra voce: «Voi dite così perché siete corrotti! Diffondete menzogne solo per tornaconto personale! È logico, è matematico, lo capirebbe anche un bambino! Chi non concorda è un idiota o un mafioso!».

O forse la voce proveniva dalla parte dei Semproniani. C’è un’eco, per caso?

Piano piano, nella confusione, si fa strada una voce diversa, quella del sig. Caio, che con una certa esitazione domanda: «Perdonatemi… e se cercassimo un altro orologio, per stabilire effettivamente l’ora esatta?».

«Ecco, bravo, vai a portare acqua al mulino degli avversari! Vuoi entrare nelle loro fila!»
«Incoerente! Ignavo! Scegli da che parte stare! O sono le 10:14 o non lo sono, 𝘵𝘦𝘳𝘵𝘪𝘶𝘮 𝘯𝘰𝘯 𝘥𝘢𝘵𝘶𝘳!»
«Ma stai zitto tu! Chi rappresenti? Nessuno, ecco chi!»

Qualcuno, piano piano, sottovoce, attento a non farsi notare, gli sussurra all’orecchio: «Sai, Caio, hai anche ragione. Però viviamo in un mondo bipolare: per evitare che vincano quei matti dall’altra parte, l’unica soluzione è fare fronte comune contro di loro».

Caio lo guarda, perplesso: «Ma a che scopo? Che senso ha “sconfiggere” gli avversari, se il costo è abbassarsi al loro stesso livello, usando lo stesso sistema fallace?».

L’altro sospira: «Queste sono le regole del gioco, amico mio. Non le ho stabilite io. Se scegli di giocare, ti devi adeguare…».

Si uscirà mai da questa situazione? Forse sarà il tempo a dirlo.